... Presentazione   Restauro Pala   S. Antonino

Inaugurazione della Pala d’Altare di S.Antonino ad Albate il 3/7/010.

STORIA DELLA PALA D’ALTARE ALL’INTERNO DELLA CHIESA:
nel 1597 durante la Visita Pastorale il vescovo Archinto suggerisce un diverso orientamento della Chiesa portandola con l’entrata da sud, come l’attuale, e di fare la sagrestia al posto della cappella maggiore;
nel 1631 durante la Visita Pastorale il vescovo Lazzaro Carafino rileva l’esistenza di un altare maggiore con la chiesa già ruotata verso sud  ed ordina “un’icona coll’istoria del Santo titolare”, in quanto non vi era un’icona degna del Santo;
nel 1671 durante la Visita Pastorale il vescovo Giovanni Ambrogio Torriani rileva la presenza della pala d’altare con la raffigurazione di Sant’ Antonino tuttora esistente, pala che è stata notata e lodata negli scritti dello storico comasco Santo Monti.
BREVI NOTIZIE SU SANT’ANTONINO:
Sant’Antonino è un proto-martire cristiano. La tradizione lo fa nascere in Egitto e lo fa arruolare come soldato nella gloriosa legione Tebea, fedele all’imperatore Diocleziano. In seguito Massimiano, per conto di Diocleziano,  conduce la Legione a combattere i popoli germanici , indi a sterminare gli abitanti di religione cristiana. E’ qui che nasce, secondo la tradizione, la contraddizione in Antonino tra il soldato che in guerra deve fare il suo dovere (anche se cruento) ed il cristiano che non può uccidere i civili disarmati, anch’essi cristiani. L’esercito romano trucida barbaramente chi si rifiuta, ma Antonino fugge miracolosamente. Dalle fonti storiche si evince che Antonino era robusto ed  alto e che raggiunse Travo nel 303 d.c. , località vicina a Piacenza, dove venne martirizzato per decapitazione tra i 28 e 33 anni di età . Questo è stato accuratamente dimostrato dal beato comasco Giovan Battista Scalabrini, Vescovo di Piacenza, che nel 1878/79 ne ha voluto la riesumazione per una ricognizione adeguata delle reliquie, in quanto il Santo è il Patrono della città di Piacenza. Sant’Antonino è anche Protettore  dei Restauratori poiché durante i  restauri del tempio, a  Lui dedicato a  Piacenza, nei numerosi incidenti di lavoro avvenuti non vi è stata fortunatamente nessuna vittima.

ICONOGRAFIA DELLA PALA:
Sant’Antonino è rappresentato vestito da soldato romano, alto, robusto, di bell’aspetto con gli occhi rivolti verso il cielo e le gambe muscolose in bella vista. Da ragazzo di Albate io mi chiedevo spesso, uscito dal catechismo,  se il personaggio della Pala fosse un soldato o un santo. L’aureola, prima del restauro, era infatti poco visibile mentre erano chiare la corona di alloro, tipica dei trionfi romani, la possente spada, l’armatura e i calzari in cuoio. In realtà l’iconografia del Santo è perfetta perché Antonino è stato un valoroso soldato ed è stato decapitato con la spada, che ha quindi un duplice significato: l’ arma del soldato e lo strumento del martirio; anche la palma, tenuta dalla mano destra, è  iconograficamente  simbolo del martire. Importante è la presenza del libro sacro: il Vangelo, che Antonino si è rifiutato di rinnegare nei suoi valori più importanti. Curioso è  l’allungamento della veste, ordinato in una visita pastorale sempre nel XVII secolo con l’intento di nasconderne maggiormente le nudità delle gambe, una sorta di “censura” sull’immagine del Santo in periodo di Controriforma. L’allungamento della veste dopo il restauro è molto ben visibile poiché esso è stato realizzato dipingendo una stoffa in “voile” leggero, quasi trasparente, in modo da non ledere l’immagine ed anzi  arricchirla da parte di un artista della stessa scuola dell’autore della pala. 
IPOTESI ARTISTICHE: il dipinto si colloca con certezza tra il 1631 ed il 1671, tra le due visite pastorali di cui sopra, e certamente entro la prima metà del ‘600. L’artista, per ora ignoto, è influenzato  dalla scuola bolognese dei Carracci; non si tratta infatti di scuola lombarda perché la pittura è “larga” nell’armatura, nel manto rosso e non ha la “luce concentrata” di gusto lombardo. Una ipotesi artistica di alcuni studiosi (come il prof. Bruno Fasola dell’Accademia Galli) è quella della scuola del Procaccini, chiamato da Bologna a Milano nella Accademia ambrosiana,  patrocinata dal cardinale Federico Borromeo. La scuola del Procaccini non si limita ad influenzare la produzione artistica milanese, dove vi è la via Procaccini, ma influenza il nord milanese ed il canton Ticino. Si tratta di una tipica scuola della Controriforma: il Sant’ Antonino di Albate  è infatti monumentale e magniloquente ed ha lo sguardo rivolto al cielo in una atmosfera statica e classicheggiante; il fondo scuro, tipico della Controriforma, mette in posa il Santo come modello idealizzato (il modello ritratto non è certamente un popolano alla Caravaggio ma un giovane atletico). La pala è dipinta con grande tecnica ed è certamente di un autore sapiente, che si ispira alla scuola “procacciniana” operante  a Como e nel Canton Ticino.

                                        Il Direttore  Accademia “Aldo Galli”      Clemente Tajana 

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